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IL PERSONAGGIO
Pier Giacomo Pala, 53 anni, una figlia, è direttore-proprietario del museo di Luras

L’INDAGINE
Ha iniziato la ricerca sul campo nel 1981 dopo l’incontro con un vecchio di Cuglieri
di Giorgio Pisano

Accabadora. L’ultima volta (ultima volta documentata) risale a sette anni fa, marzo 2003, in un paese vicino a Bosa. L’hanno chiamata i familiari di un malato di cancro ormai agli sgoccioli.

Com’era l’accabadora?
«Una donnina minuta, viso ovale, mani bianchissime, vestita di nero salvo un fazzoletto marrone a coprirle la testa. Età? Fra gli ottanta e gli ottantacinque».

S’è trattenuta molto?
«Il necessario. Prima ha verificato che la stanza dove doveva agire fosse stata ripulita da immagini sacre, poi ha proceduto».

Martello o cuscino?
«Né l’uno né l’altro. Con la mano destra ha tappato la bocca del malato, con la sinistra il naso. E ha atteso. Neanche tanto poi, quel poveretto era proprio alla fine».

Ha ucciso.
«L’accabadora non uccide, mette fine: che è un’altra cosa».

Qual è la differenza?
«Si uccide per far male. L’accabadora, che personalmente non si propone ma arriva sempre e soltanto a richiesta, si limita ad accorciare un’agonia. Tutto qui. ».